Don Mottola, un santo del nostro tempo

Presentato il libro

TROPEA-  Si è svolto, nei giorni scorsi, un interessante incontro durante il quale si è parlato del beato don Francesco Mottola grazie alla presentazione del libro “Don Francesco Mottola – Un santo del nostro tempo” curato da Paolo Martino, presidente della Fondazione don Mottola, e da Pasquale Russo, edito da Meligrana editore.

Nel libro, pubblicato per volontà della Fondazione, sono raccolti gli atti del convegno che si è svolto nell’occasione del 50esimo anniversario della morte del beato Mottola, avvenuta il 29 giugno del 1969, nonché gli interventi relativi alla presentazione de “Gli editoriali di Parva favilla” (1933- 1969).

L’evento, che si è svolto presso la sala del Museo diocesano, ha visto coinvolti il vescovo della diocesi di Mileto-Nicotera- Tropea, monsignor Luigi Renzo e Pino Di Luccio S.J. decano della Petim (sez. S. Luigi di Napoli). Presenti anche i curatori del volume Martino e Russo.

A moderare tutti gli interventi è stato Rocco Pititto, già professore di Filosofia della Mente presso il Dipartimento di Studi Umanistici dell’Università degli Studi di Napoli Federico II. Ha dato la parola a mons. Renzo il quale ha iniziato palesando le sue preoccupazioni in merito alla data del 30 maggio quale momento della cerimonia relativa alla proclamazione di Beato di don Francesco Mottola, in quanto ancora, a quella data, non aveva ricevuto alcuna comunicazione ufficiale. Si è poi rammaricato per non essere stato presente al convegno per svariati motivi ricordando che il suo messaggio è giunto ugualmente. Quindi si è soffermato sia sugli atti del convegno, e sia sugli editoriali di parva faville affermando che sulla figura di don Mottola ci sono specifici particolari e che sarebbe bene studiare come si sia evoluto il suo animo nel corso dei tempi. Ha fatto riferimento anche a tutti i suoi scritti come anche le poesie. Attraverso le sue opere, infatti, ha detto il prelato, si potrebbero percorrere diversi canali per scoprire a fondo questo straordinario sacerdote di Tropea, quindi ha fatto diversi esempi su cui si potrebbe fare uno studio sistematico, producendo una serie di monografie. Perché la vita di don Mottola è ancora tutta da studiare. Ed ha invitato i giovani ad innamorarsi di Lui. Ha preso la parola don Pino Di Luccio il quale si è soffermato sul concetto di santità, secondo papa Francesco, che deve passare dalla porta accanto, ricordando che essa comporta un concetto relazionale, che deve spaziare fino all’immenso mare, specie del Mediterraneo, frontiera di pace, che deve essere come la porta dell’accoglienza. Elaborare, quindi, la teoria dell’accoglienza come fece don Francesco Mottola, esempio di teologia pratica del Mediterraneo, testimoniando la santità come uomo del Mediterraneo.«Don Mottola – ha detto inoltre Di Luccio – non fu protagonista di fatti eccezionali, fuori dal comune, né ebbe particolari riconoscimenti e onori, non gli furono risparmiate sofferenze nel corpo e nell’anima. Fu solo un uomo pieno di Dio, eppure nella semplicità di una vita scandita da monotonia, quasi noiosa, ma accettata con amore nelle parole e nei gesti di un’anima appassionata, si è resa visibile a quanti lo hanno avvicinato la presenza compassionevole, paterna, di Dio. La storia di don Francesco Mottola – ha proseguito – si è dipanata accanto alla gente di questa terra, vivendo nella parola contemplativa del Padre, spingendo tutti alla preghiera, prendendosi cura dei più deboli e dei più bisognosi dando loro una casa, la casa della carità». Questa pratica dell’accoglienza molto concreta, ha detto inoltre, fa di don Mottola un santo specificamente del Mediterraneo.«La sua è stata una storia al plurale perché coinvolge un maggior numero di persone, uomini e donne, che vollero camminare sulle sue orme e seguirlo sulla strada della perfezione». Ha quindi ripercorso la vita di don Mottola per poi passare a parlare del libro analizzandolo in tutte le sue parti. Sono poi intervenuti don Russo che si è soffermato sulla copertina e Martino che ha ringraziato i relatori e tutti i presenti.

Vittoria Saccà

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