Don Francesco Mottola

da F. Barritta, I personaggi di Tropea e dintorni, ISBN 9788891151698, Tricase 2014

Francesco Mottola nacque a Tropea il 3 gennaio 1901, primo figlio di Antonio e di Concetta Braghò. La sua istruzione venne affidata al Seminario vescovile di Tropea, di cui egli fu il primo seminarista, quando aveva dieci anni (1911). Nel 1913 la madre si tolse la vita, facendo sprofondare nello sconforto i familiari. Francesco perse non solo una madre, ma la figura che aveva contribuito alla sua formazione spirituale ed umana, della sua compagna di preghiere, e perciò questo evento lo rese preda di profonde crisi depressive.
Dal 1917 proseguì i suoi studi nel Seminario regionale di Catanzaro. La sua sensibilità verso la sofferenza fu messa di nuovo a dura prova da un altro triste evento, la morte del fratello minore Gaetano, avvenuta nel 1922. I suoi studi a Catanzaro proseguirono fino al 1924, anno in cui venne ordinato sacerdote.
Insegnò Teologia e, dal 1929, gli fu conferita la carica di rettore del Seminario di Tropea, che mantenne fino al 1942. A Tropea fu insegnante di materie letterarie, oltre che di Teologia. La sua attività di insegnante non gli precluse la possibilità di rivestire alcune cariche all’interno dell’Azione Cattolica.
Nel 1930 aveva infatti fondato la Famiglia degli oblati e delle oblate del Sacro Cuore. Mentre al 1931 è datata la sua nomina a penitenziere della cattedrale tropeana. In quegli anni si possono collocare anche la fondazione del circolo culturale “Francesco Acri” e la direzione della rivista “Parva Favilla”.
Oltre a queste iniziative spirituali e culturali intraprese alcune importanti iniziative sociali: nel 1935 organizzò per la prima volta dei gruppi di aggregazione tra laici e sacerdoti in cui la preghiera e la contemplazione venivano affiancati all’impegno pratico di azioni caritatevoli.
Per dare maggior concretezza a quel progetto di aggregazione affiancò alla Famiglia degli oblati del Sacro Cuore un gruppo di oblati laici, che per la loro azione concreta furono definiti “certosini della strada”.
Il giovane don Mottola era un sacerdote amato e molto seguito dai fedeli, capace di essere non solo una guida spirituale eccellente, ma anche di utilizzare questo suo carisma per la realizzazione di opere concrete a favore dei meno fortunati: è grazie a lui, infatti, se a Tropea, Vibo Valentia, Parghelia, Limbadi (ma anche a Roma) vennero fondate delle Case della Carità. Questi luoghi furono destinati ad accogliere i disabili, che venivano assistiti dagli oblati
Le sue attività di conferenziere, predicatore e di direttore del Seminario di Tropea vennero stroncate a seguito di un incidente avvenuto nel 1942, quando don Francesco Mottola rimase colpito da una paralisi che gli tolse quasi del tutto l’uso della parola.
La sua grande forza d’animo, però, gli permise di reagire e di accettare quel pesante fardello.
Gli rimaneva ancora la capacità di compiere azioni, di intensificare i suoi rapporti epistolari, di occuparsi con tutto se stesso alla cura dei suoi figli oblati, di mettere per iscritto il suo pensiero (del quale il suo Diario dello Spirito rappresenta il miglior esempio). Questo fece per quasi trent’anni, cioè dedicare tutto se stesso alle opere caritatevoli.
Riuscì a far riconoscere a livello diocesano l’Istituto della Famiglia degli Oblati e delle Oblate del Sacro Cuore dal vescovo, monsignor Vincenzo De Chiara, il 25 dicembre del 1968. Sei mesi dopo, il 29 giugno del 1969, colui che venne definito la «perla del clero calabrese», si spense all’età di 68 anni nella sua città natale.
Il suo impegno e il suo sacrificio per il prossimo sono indiscussi, la sua vita viene ben riassunta in una sua frase famosa con cui egli stesso si rivolse a Dio: «eccomi tutto!».
Dal 1981 sono state avviate le procedure che porteranno alla sua beatificazione. Dopo esser stato dichiarato Venerabile da papa Benedetto XVI il 17 dicembre 2007, nel luglio del 2012 è stato istituito un tribunale diocesano, alla presenza di don Enzo Gabrieli, postulatore per la causa di beatificazione e canonizzazione, finalizzato al riconoscimento su di un suo presunto miracolo.
Il tribunale, presieduto dal vescovo, monsignor Luigi Renzo, e composto dal un promotore di giustizia, un giudice delegato episcopale, un notaio e un medico, è stato preposto a esaminare la presenza di una guarigione miracolosa, attribuita all’intercessione di don Mottola.
L’istruttoria diocesana è stata istruita con lo scopo di raccogliere le prove della santità del servo di Dio don Mottola. Il 7 marzo 2014 la Congregazione per la Causa dei Santi ha emesso il decreto di validità sull’indagine espletata dal Tribunale diocesano, lasciando i fedeli in attesa dell’esito della Commissione scientifica romana, incaricata di valutare la sostenibilità del miracolo, relativo alla guarigione concessa a un giovane sacerdote del clero cittadino, il quale si era affidato a lui in preghiera.
La vita del servo di Dio Francesco Mottola è stata costellata dall’incondizionata dedizione verso il prossimo, ecco perché si guarda con fiducia a questo processo, che lo porterà un giorno ad essere annoverato tra i santi della Chiesa cattolica.
Per lui, inoltre, il maestro Vincenzo Laganà ha composto un magnifico oratorio sacro nel 2011 dal titolo Francesco servo di Dio – L’aquila che raggiunse il sole.