Cresce l’attesa per il 10 ottobre

 

Scelto l’osso Ioide come reliquia ufficiale

TROPEA – Nell’attesa del 10 ottobre, quando vi sarà la proclamazione ufficiale di Beato, è stata tanta l’emozione per il ritorno delle spoglie mortali del santo sacerdote don Francesco Mottola. Finalmente, i suoi tanti devoti possono fermarsi, inginocchiarsi e stare in comunione con lui davanti al sepolcro marmoreo.

Dai resti mortali, come è stato comunicato, è stato prelevato l’osso Ioide, che sarà esposto come reliquia ufficiale per essere venerata, ed altri resti per la confezione delle reliquie in vista della beatificazione, e che sono state consegnate al postulatore della causa don Enzo Gabrieli.

La scelta dell’osso Ioide è avventa su indicazione del perito medico. E’ un osso a forma di ferro di cavallo, situato nel collo, tra il mento e la cartilagine tiroidea della laringe. E’ sede d’ancoraggio per i muscoli che permettono i movimenti di lingua, faringe e laringe, con un ruolo fondamentale nei meccanismi di masticazione, deglutizione, fonazione respirazione. Quale osso migliore, quindi, per rappresentare la vita terrena del nostro beato che all’età di 42 anni fu colpito da paralisi perdendo anche l’uso della parola. Ma lui continuò a parlare con gli occhi, con il cuore, con l’anima instaurando con tutti colloqui di affetto e vicinanza.

La giornata che si è vissuta in cattedrale è stata densa di emozioni sia per la famiglia oblata, che per i tanti sacerdoti e cittadini. E forse, ancora, non ci si è reso abbastanza conto che la città di Tropea, il Borgo più Bello d’Italia, ha tra i suoi figli un santo. E ciò significa avere un modello da seguire proprio qui, su questa terra che lo ha visto camminare, respirare la sua aria, gioire e soffrire e sperare di conquistare il paradiso. Perché don Francesco Mottola è un santo di Tropea, un santo della terra di Calabria che lui percorse in ginocchio, è un santo di tutti, specialmente degli umili. Come ha sottolineato l’Amministratore Apostolico di Mileto-Nicotera-Tropea, mon. Francesco Oliva, durante l’omelia della solenne celebrazione eucaristica. Tra le tante riflessioni dette con il cuore, ha affermato che entrando in cattedrale, è stato preso da una profonda emozione, la stessa che c’era nel volto dei presenti per il momento tanto desiderato e tanto atteso e di avvertire «la bellezza, la solidità, la profondità del mistero che stiamo celebrando. Mistero che ci aiuta a riconoscere nella comunione dei santi beati il nostro don Francesco Mottola. Un santo di questo tempo, un santo di questo popolo».

In questo luogo, a Tropea, ha proseguito mons. Oliva, don Mottola ha ascoltato la parola del Signore, l’ha propagata, ha rivolto il suo sguardo e la sua attenzione agli ultimi, ai nulla, agli scarti della società. «Era un vero sacerdote, un sacerdote tutto d’un pezzo, senza compromessi, totalmente e talmente sacerdote». E rivolgendosi ai sacerdoti più giovani, don Giuseppe e don Davide nel primo anniversario del loro sacerdozio, ha espresso la speranza che possano vedere nel beato don Mottola un riferimento preciso nella loro vita. «Oggi viviamo spesso uno stato di confusione, uno stato di difficoltà, ma don Francesco Mottola è un modello di vita per tutti i sacerdoti, ma lo è per tutti i fedeli». Egli, che appartiene a questa comunità e a questa diocesi, «appartiene a tutti».

Il messaggio che don Mottola lascia a tutti noi, ha proseguito il vescovo, è quello di cercare i tesori nella semplicità e povertà. Lui che ha voluto le case della carità aperte a tutti, soprattutto ai più bisognosi, lascia il messaggio dell’accoglienza, della carità rivolta a tutti, soprattutto verso i più disagiati. Bisogna quindi mettersi in ascolto, per rendere migliori le relazioni e seguendo l’invito di don Mottola, essere aperti al dialogo con tutti indistintamente, per ascoltare la gente, il grido dei poveri, del fratello che ci sta accanto, ma soprattutto ascoltare gli ultimi, i più poveri.

Vittoria Saccà

 

 

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