Scelto l’osso Ioide come reliquia ufficiale

TROPEA – Nell’attesa del 10 ottobre, quando vi sarà la proclamazione ufficiale di Beato, è stata tanta l’emozione per il ritorno delle spoglie mortali del santo sacerdote don Francesco Mottola. Finalmente, i suoi tanti devoti possono fermarsi, inginocchiarsi e stare in comunione con lui davanti al sepolcro marmoreo.

Dai resti mortali, come è stato comunicato, è stato prelevato l’osso Ioide, che sarà esposto come reliquia ufficiale per essere venerata, ed altri resti per la confezione delle reliquie in vista della beatificazione, e che sono state consegnate al postulatore della causa don Enzo Gabrieli.

La scelta dell’osso Ioide è avventa su indicazione del perito medico. E’ un osso a forma di ferro di cavallo, situato nel collo, tra il mento e la cartilagine tiroidea della laringe. E’ sede d’ancoraggio per i muscoli che permettono i movimenti di lingua, faringe e laringe, con un ruolo fondamentale nei meccanismi di masticazione, deglutizione, fonazione respirazione. Quale osso migliore, quindi, per rappresentare la vita terrena del nostro beato che all’età di 42 anni fu colpito da paralisi perdendo anche l’uso della parola. Ma lui continuò a parlare con gli occhi, con il cuore, con l’anima instaurando con tutti colloqui di affetto e vicinanza.

La giornata che si è vissuta in cattedrale è stata densa di emozioni sia per la famiglia oblata, che per i tanti sacerdoti e cittadini. E forse, ancora, non ci si è reso abbastanza conto che la città di Tropea, il Borgo più Bello d’Italia, ha tra i suoi figli un santo. E ciò significa avere un modello da seguire proprio qui, su questa terra che lo ha visto camminare, respirare la sua aria, gioire e soffrire e sperare di conquistare il paradiso. Perché don Francesco Mottola è un santo di Tropea, un santo della terra di Calabria che lui percorse in ginocchio, è un santo di tutti, specialmente degli umili. Come ha sottolineato l’Amministratore Apostolico di Mileto-Nicotera-Tropea, mon. Francesco Oliva, durante l’omelia della solenne celebrazione eucaristica. Tra le tante riflessioni dette con il cuore, ha affermato che entrando in cattedrale, è stato preso da una profonda emozione, la stessa che c’era nel volto dei presenti per il momento tanto desiderato e tanto atteso e di avvertire «la bellezza, la solidità, la profondità del mistero che stiamo celebrando. Mistero che ci aiuta a riconoscere nella comunione dei santi beati il nostro don Francesco Mottola. Un santo di questo tempo, un santo di questo popolo».

In questo luogo, a Tropea, ha proseguito mons. Oliva, don Mottola ha ascoltato la parola del Signore, l’ha propagata, ha rivolto il suo sguardo e la sua attenzione agli ultimi, ai nulla, agli scarti della società. «Era un vero sacerdote, un sacerdote tutto d’un pezzo, senza compromessi, totalmente e talmente sacerdote». E rivolgendosi ai sacerdoti più giovani, don Giuseppe e don Davide nel primo anniversario del loro sacerdozio, ha espresso la speranza che possano vedere nel beato don Mottola un riferimento preciso nella loro vita. «Oggi viviamo spesso uno stato di confusione, uno stato di difficoltà, ma don Francesco Mottola è un modello di vita per tutti i sacerdoti, ma lo è per tutti i fedeli». Egli, che appartiene a questa comunità e a questa diocesi, «appartiene a tutti».

Il messaggio che don Mottola lascia a tutti noi, ha proseguito il vescovo, è quello di cercare i tesori nella semplicità e povertà. Lui che ha voluto le case della carità aperte a tutti, soprattutto ai più bisognosi, lascia il messaggio dell’accoglienza, della carità rivolta a tutti, soprattutto verso i più disagiati. Bisogna quindi mettersi in ascolto, per rendere migliori le relazioni e seguendo l’invito di don Mottola, essere aperti al dialogo con tutti indistintamente, per ascoltare la gente, il grido dei poveri, del fratello che ci sta accanto, ma soprattutto ascoltare gli ultimi, i più poveri.

Vittoria Saccà

 

 

Comunicato stampa

 

Domenica, 5 settembre 2021, i resti del Venerabile don Francesco Mottola sono stati riposti in un nuovo sepolcro marmoreo.

Alla presenza dell’Amministratore apostolico della diocesi di Mileto-Nicotera-Tropea, mons. Francesco Oliva, Vescovo di Locri-Gerace, e i sacerdoti, l’urna contenente i resti del Venerabile ha fatto rientro nella concattedrale tra l’emozione generale della Famiglia Oblata, dei tanti sacerdoti, del popolo.

In sosta ai piedi dell’altare, sotto lo sguardo amorevole della Madonna di Romania, è stato letto il verbale nel quale è stato evidenziato che «alla presenza di S. E. Rev.ma Monsignor Francesco Oliva, Amministratore Apostolico e Vescovo di Locri-Gerace, vengono riposti in apposito sepolcro marmoreo di recente realizzazione, i resti mortali del Ven. Francesco Mottola come disposto da apposita Instructio della Congregazione delle Cause dei Santi del 7 novembre 2019 e secondo le norme sulle Ricognizioni Canoniche dell’8 dicembre 2017».

Sono presenti i membri del Tribunale nominato dal Vescovo di Mileto-Nicotera-Tropea l’11 maggio 2021 che si sono occupati della Ricognizione Canonica dal 18 al 20 maggio 2021.

Il Giudice delegato, monsignor Filippo Ramondino, il promotore di giustizia don Sergio Meligrana, il perito medico, la dott.ssa Maria Bernardi, commissario straordinario Asp Vibo Valentia, gli operai Gaetano Gallista e don Nicola Berardi. In qualità di testimoni sono presenti il rev.do Ignazio Toraldo Di Francia, parroco della Cattedrale e Liliana Vita, sorella maggiore delle Oblate del Sacro Cuore. E’ presente il Postulatore della Causa, il rev.do don Enzo Gabrieli ed il fratello maggiore degli oblati il rev.do sac. Francesco Sicari. Prima delle operazioni di ricognizione i presenti hanno assolto al relativo giuramento di riservatezza.

«Nel precedente sepolcro, collocato nella seconda cappella di destra della Cattedrale, è stata rinvenuta una cassa esterna in piombo che custodiva quella della prima sepoltura regolarmente munita di sigilli. Sono stati rinvenuti i verbali di sepoltura del 1969 e traslazione del 1989 che sono stati confrontati con quelli depositati presso l’Archivio Diocesano di Mileto- Nicotera-Tropea”.

Dopo aver provveduto alla ripulitura dei resti mortali, su indicazione del perito medico, è stato prelevato l’osso Iodie e altri resti mortali per la confezione delle reliquie in vista della beatificazione che vengono consegnate al postulatore della causa rev. Don Enzo Gabrieli.

I resti mortali sono stati collocati in una apposita urna chiusa con nastro rosso ispanico e sigillata con sigillo della Curia Vescovile di Mileto dall’Amministratore Apostolico di Mileto-Nicotera-Tropea, mon. Francesco Oliva.

Una copia di questo verbale è stata consegnata alla Curia Vescovile di Mileto, che sarà allegato alla documentazione della Ricognizione, e una copia sarà trasmessa, completa degli allegati, alla Congregazioni della Causa dei Santi».

 

 

Di seguito don Sicari, come fratello maggiore degli Oblati, ha espresso la corale gioia dell’intera famiglia Oblata.

 

«Penso di interpretare i sentimenti di tanti nell’esprimere la corale gioia della famiglia oblata al termine di questa solenne concelebrazione eucaristica nella Concattedrale di Tropea, nel giorno in cui i resti mortali del nostro Venerabile padre Francesco Mottola, dopo la ricognizione canonica, vengono riposti nel nuovo sepolcro marmoreo ai piedi del Crocifisso Ligneo.

Sono convinto che a partire da domani, tutti quelli che visiteranno il duomo normanno della nostra città, sosterranno dinanzi alla tomba del prossimo Beato, così come è successo in questi anni e in particolare nell’anno mottoliano, per affidare all’ intercessione di questo testimone di fede una preghiera, un bisogno dell’anima, una sofferenza e una gioia del cuore, attese e speranze che ci abitano.

Tanta è la devozione dei tropeani  e non solo verso il prete santo degli ultimi, il certosino della strada e siamo contenti che il suo corpo questa sera ritorni, dopo i mesi della ricognizione,  in questo tempio che lo vide pregare e celebrare messa ai piedi della Madonna di Romania e chino, ore e ore nel confessionale, per ascoltare i penitenti che fin dalle prime ore dell’alba aspettavano il loro turno per incontrarsi con quello che il compianto don Ignazio Schinella definì “martire del confessionale e apostolo della direzione spirituale”.

Come fratello maggiore dei sacerdoti oblati, sento forte il bisogno di ringraziare l’amministratore apostolico S.E. Mons. Francesco Oliva che ci ha accompagnato e sostenuto in questo ultimo tratto di strada, seguendo con grande coinvolgimento  gli ultimi passi verso l’evento della beatificazione; così come un ricordo grato va al Vescovo emerito Mons. Luigi Renzo, che nei suoi 14 anni di episcopato in mezzo a noi ha promosso e sostenuto l’iter  della causa di beatificazione sia avviando il processo sul presunto miracolo attribuito all’intercessione di don Mottola sia  introducendo la causa  di beatificazione della Serva di Dio Irma Scrugli e ha sempre accompagnato con paterna premura la vita della famiglia oblata.

Così come un altro grazie corale sento di rivolgere a don Enzo Gabrieli, postulatore della causa di beatificazione, per il certosino, silenzioso e instancabile lavoro che ha svolto e continua a svolgere, con fede e competenza, in mezzo a noi, sia per quanto riguarda le fasi delle due cause sia nella preparazione immediata al rito della Beatificazione del prossimo 10 ottobre.

Manca poco più di un mese al rito della Beatificazione e il prossimo 2 ottobre accoglieremo, in diocesi, il Vescovo Attilio che il Santo Padre ha scelto come nostro nuovo pastore. Fin da ora Gli esprimiamo affetto filiale e lo accompagniamo con la nostra preghiera, in vista della sua consacrazione episcopale.

Nell’omelia tenuta in questa Cattedrale, l’11 febbraio 1982, all’inizio del processo cognizionale, il Vescovo Domenico Tarcisio Cortese di venerata memoria, si domandò: “Chi è don Mottola? Rispose: un uomo che ha amato. Ha amato la Chiesa, continuò Mons. Cortese, con la sua obbedienza generosa e totale; ha amato questa sua Tropea; ha amato la sua terra di Calabria e voleva che questa terra sentisse il suo amore bruciante. A questa nostra terra – spesso anche da noi calabresi definita come la più povera, l’ultima, la crocefissa, è mancato e manca una sola cosa: l’amore dei suoi figli! Se in tutti noi ci fosse un po’ del cuore di don Mottola, questa regione non dico che sarebbe la prima, ma certamente non sarebbe l’ultima”.

Convinti che “oblazione è cammino di amore su abissi immani”, insieme a tutti voi fedeli qui presenti, insieme alle illustri autorità civili e militari che saluto e ringrazio, insieme a tutti gli oblati, sento di chiedere a don Mottola la grazia di crescere nella capacità di amare. Il resto lo farà sicuramente il Signore, come ci insegna anche la vita di Santa Teresa di Calcutta che oggi ricordiamo nella liturgia e che affermava: “Ciò che conta non è fare molto, ma mettere molto amore in ciò che si fa”».

 

E’ seguita la celebrazione eucaristica. Officiata da Mons. Oliva e dai tanti sacerdoti, il momento solenne è stato scandito dai canti del coro polifonico don Giosuè Macrì.

 

Durante l’Omelia, mons. Oliva, tra le tante riflessioni dette con il cuore, ha affermato che entrando in cattedrale, è stato preso da una profonda emozione, la stessa che c’era nel volto dei presenti per il momento tanto desiderato e tanto atteso e di avvertire «la bellezza, la solidità, la profondità del mistero che stiamo celebrando. Mistero che ci aiuta a riconoscere nella comunione dei santi beati il nostro don Francesco Mottola. Un santo di questo tempo, un santo di questo popolo».

In questo luogo, a Tropea, ha proseguito mons. Oliva, don Mottola ha ascoltato la parola del Signore, l’ha propagata, ha rivolto il suo sguardo e la sua attenzione agli ultimi, ai nulla, agli scarti della società. «Era un vero sacerdote, un sacerdote tutto d’un pezzo, senza compromessi, totalmente e talmente sacerdote». E rivolgendosi ai sacerdoti più giovani, don Giuseppe e don Davide nel primo anniversario del loro sacerdozio, ha espresso la speranza che possano vedere nel beato don Mottola un riferimento preciso nella loro vita. «Oggi viviamo spesso uno stato di confusione, uno stato di difficoltà, ma don Francesco Mottola è un modello di vita per tutti i sacerdoti, ma lo è per tutti i fedeli». Egli, che appartiene a questa comunità e a questa diocesi, «appartiene a tutti».

Il messaggio che don Mottola lascia a tutti noi, ha proseguito il vescovo, è quello di cercare i tesori nella semplicità e povertà. Lui che ha voluto le case della carità aperte a tutti, soprattutto ai più bisognosi, lascia il messaggio dell’accoglienza, della carità rivolta a tutti, soprattutto verso i più disagiati. Bisogna quindi mettersi in ascolto, per rendere migliori le relazioni e seguendo l’invito di don Mottola, essere aperti al dialogo con tutti indistintamente, per ascoltare la gente, il grido dei poveri, del fratello che ci sta accanto, ma soprattutto ascoltare gli ultimi, i più poveri.

(Addetta stampa: Vittoria Saccà)

 

 

TROPEA –  Tanta emozione per il ritorno delle spoglie mortali dell’amato don Francesco Mottola, in cattedrale gremita da fedeli, dopo giorni di assenza. Come si ricorderà, la sua tomba era stata sottoposta ad una ricognizione nel momento in cui papa Francesco ne aveva riconosciuto il suo stato di Beato. Ora dopo giorni, la cappella situata alla destra della cattedrale, ritornerà ad accogliere le sante spoglie mortali che continueranno a riposare ai piedi del suggestivo crocifisso ligneo.

Con le spoglie mortali in sosta davanti all’altare, ai piedi della Madonna di Romania, alla presenza di monsignor Francesco Oliva, amministratore Apostolico e Vescovo di Locri-Gerace, è stato letto il decreto che porta la sua firma e quella del cancelliere Lucio Bellantoni. Presenti i membri del Tribunale nominato dal Vescovo di Mileto-Nicotera-Tropea 1’11 maggio 2021 che si sono occupati della Ricognizione Canonica dal 18 al 20 maggio 2021; il Giudice delegato, monsignor Filippo Ramondino, il promotore di giustizia don Sergio Meligrana, i1 perito medico Maria Bernardi, commissario straordinario dell’Asp Vibo Valentia, gli operai Gaetano Gallista e don Nicola Berardi. In qualità di testimoni sono stati presenti don Ignazio Toraldo di Francia, parroco della Cattedrale e Liliana Vita, sorella maggiore delle Oblate del Sacro Cuore. Presente il postulatore della Causa, don Enzo Gabrieli ed il fratello maggiore degli oblati don Francesco Sicari. Prima delle operazioni di ricognizione i presenti hanno assolto al relativo giuramento di riservatezza.

I resti mortali del venerabile don Francesco Mottola sono stati collocati in una apposita urna chiusa con nastro rosso ispanico e sigillata con sigillo della Curia Vescovile di Mileto dall’Amministratore Apostolico mons. Oliva. Quindi riposti in un nuovo sepolcro marmoreo, come disposto dalla “Instructio” della Congregazione delle Cause dei Santi del 7 novembre 2019 e secondo le norme sulle Ricognizioni Canoniche dell’8 dicembre 2017.

Di seguito don Sicari, come fratello maggiore degli Oblati, ha espresso la corale gioia dell’intera famiglia Oblata «nel giorno in cui i resti mortali del nostro Venerabile padre Francesco Mottola, dopo la ricognizione canonica, vengono riposti nel nuovo sepolcro marmoreo ai piedi del Crocifisso Ligneo. Sono convinto – ha proseguito – che a partire da domani, tutti quelli che visiteranno il duomo normanno della nostra città, sosterranno dinanzi alla tomba del prossimo Beato, così come è successo in questi anni e in particolare nell’anno mottoliano, per affidare all’ intercessione di questo testimone di fede una preghiera, un bisogno dell’anima, una sofferenza e una gioia del cuore, attese e speranze che ci abitano». Come fratello maggiore dei sacerdoti oblati, ha quindi ringraziato mons. Oliva che li ha accompagnati e sostenuti in questo ultimo tratto di strada; un ricordo grato lo ha rivolto al vescovo emerito mons. Luigi Renzo «che nei suoi 14 anni di episcopato in mezzo a noi ha promosso e sostenuto l’iter della causa di beatificazione sia avviando il processo sul presunto miracolo attribuito all’intercessione di don Mottola sia introducendo la causa di beatificazione della Serva di Dio Irma Scrugli e ha sempre accompagnato con paterna premura la vita della famiglia oblata». Un grazie lo ha rivolto al postulatore della causa di beatificazione, don Enzo Gabrieli, «per il certosino, silenzioso e instancabile lavoro che ha svolto e continua a svolgere, con fede e competenza, in mezzo a noi, sia per quanto riguarda le fasi delle due cause sia nella preparazione immediata al rito della Beatificazione del prossimo 10 ottobre». E ha rivolto anche un pensiero al prossimo vescovo Attilio Nostro indicato da papa Francesco come nuovo pastore. «Fin da ora – ha detto – gli esprimiamo affetto filiale e lo accompagniamo con la nostra preghiera, in vista della sua consacrazione episcopale» che avverrà il prossimo 2 ottobre.

Mons. Oliva e i tanti sacerdoti presenti, quindi, hanno officiato la santa messa accompagnata dai canti del coro don Giosuè Macrì, a cui hanno assistito il sindaco Macrì, l’on. Nesci e cittadini emozionati. Nella sua omelia, tra le tante riflessioni dette con il cuore, il vescovo ha detto di avvertite «la bellezza e la profondità del mistero che si sta celebrando». Don Mottola, è un santo di questo tempo ed è un modello di vita per tutti.

Vittoria Saccà

TROPEA – Le campane delle chiese del Borgo più bello d’Italia, ieri a mezzogiorno, hanno suonato a festa per annunciare che, finalmente, era giunta la notizia del giorno in cui sarà celebrato il rito di Beatificazione del Venerabile don Francesco Mottola, sacerdote e fondatore degli Oblati e delle Oblate del Sacro Cuore. A dare la notizia è stato l’amministratore apostolico della diocesi di Mileto-Nicotera-Tropea, Francesco Oliva (vescovo di Locri-Gerace).

Sarà per domenica 10 ottobre, e la celebrazione sarà presieduta da S. Em.za Cardinale Marcello Semeraro, Prefetto della Congregazione delle Cause dei Santi.

Oggi, finalmente, esulta tutta la comunità, non solo tropeana, ma di tutta la Calabria perché è stato in questo lembo di terra che don Mottola ha consumato i suoi giorni ardendo di amore per Dio e per la sua gente, specie per quella povera di tutto, e alla quale ha aperto le braccia e il cuore.

Come si ricorderà, papa Francesco aveva siglato l’assenso per la beatificazione di don Mottola il 2 ottobre 2019. Bisognava quindi solo rendere noto il giorno della cerimonia, ma il divulgarsi della pandemia non lo ha reso possibile. E ora l’attesa si è fatta più breve. Per questo evolversi in positivo della vicenda, si dichiarano soddisfatti sia don Enzo Gabrielli, postulatore della causa di beatificazione di don Mottola, sia il fratello maggiore degli oblati del Sacro cuore, don Francesco Sicari il quale ha detto: «La famiglia degli Oblati del Sacro Cuore esulta di gioia per la tanto attesa comunicazione della data del rito di Beatificazione del nostro Padre Francesco Mottola. Con il riconoscimento pubblico della santità di don Francesco Mottola, la Chiesa rende grazie a Dio e onora questo suo Figlio che ha risposto generosamente alla grazia divina e ce lo propone come intercessore e come esempio di quella santità alla quale ogni uomo è chiamato, qualunque siano le circostanze concrete della sua vita su questa terra».

Per il Beato don Francesco Mottola, nato a Tropea il 3 gennaio del 1901 e morto nella sua casa natale il 29 giugno 1969 all’età di 68 anni, la causa di beatificazione è in corso dal 1981. Il processo diocesano si è concluso nel 1988. Nel 2017, papa Benedetto XVI lo ha dichiarato Venerabile e il 2 ottobre 2019, papa Francesco ha dichiarato lo stato di Beato.

E mentre si aspetta che giunga il 10 ottobre, non si può fare ameno di pensare a quanto padre Mottola anelasse alla Santità nei suoi giorni di vita. Tutto il suo agire era rivolto alla conquista del Cielo per stare accanto a quel Dio che nel cuore gli ha sempre suggerito di stare al fianco de “I nuju du mundu”, di aiutare coloro che nel mondo non avevano niente, di aprire il suo cuore a loro. E padre Mottola realizzò le “case d’oro” perché rivestite di carità, dove accogliere i senza tetto, i senza famiglia, i diversamente abili. Portò sulla sua strada uomini e donne, a condividere i suoi progetti d’amore dando vita alla grande famiglia degli oblati che ancora oggi segue le sue orme. Portò amore e pace ovunque! E così, quella “povera lampada ch’arde” come si definiva, oggi più che mai, arde per tutti quanti noi.

Vittoria Saccà

Ninetta Tarantino

Ninetta Tarantino

TROPEA – Ninetta Tarantino non è più tra noi. L’Oblata del Sacro Cuore ha concluso la sua vita terrena per raggiungere il suo adorato Padre don Francesco Mottola, il sacerdote santo che lei seguì sin da ragazza entrando a far parte della grande e bella famiglia delle Oblate. Ninetta è stata una colonna portante di tutte le attività portate avanti nelle Case della carità, con amore e dedizione nei confronti di tutti.

Sorridente, solare, disponibile con il prossimo, era sempre pronta da allargare le sue braccia e accogliere chiunque bussasse a quelle porte.

Per anni è stata lei a gestire la Casa in via Abate Sergio, e poi, quando le forze le sono venute meno, è stata amata e coccolata presso il Villaggio don Mottola dalle sue sorelle oblate.

La sua morte lascia un vuoto nella famiglia delle Oblate e degli Oblati, e in tutti coloro che hanno avuto la fortuna di conoscerla e amarla.

A dare l’annuncio della sua dipartita, è stato il fratello maggiore don Francesco Sicari «”… e il tempo scorre veloce nel fiume della tua eternità Signore” ( Irma)…. Anche per la carissima Ninetta Tarantino è arrivato lo Sposo del Suo Amore! Con Lei si chiude un altro tassello della storia e della vita delle oblate e della casa madre! Tanta gratitudine sorge dal cuore! Accompagniamo la sua anima con la nostra preghiera!»

E Ninetta, era molto amata da grandi e bambini, era la prima delle ragazze che si sono affiancate ad Irma Scrugli, altra Serva di Dio e braccio destro di Padre Mottola.

Scrive in merito il sindaco Giovanni Macrì «Per tutti, proprio per tutti, grandi e bambini, era Ninetta, la compagna della prima ora della Serva di Dio Irma Scrugli. Col sorriso negli occhi dispensava conforto e sostegno e la sua parola buona leniva pene e preoccupazioni. Con Lei scompare un pezzo importante della grande Casa della Carità, riferimento prezioso per Tropea che mantiene vivo il messaggio di Padre Mottola. Con Lei si perde una pagina bella della storia cittadina fatta di accoglienza e condivisione ma rimane la Sua testimonianza: l’umiltà e la bontà che fanno strada al Signore. Grazie Ninetta di tutto l’amore che ci hai donato, il tuo profumo continuerà a parlare ai nostri cuori nel segno della Carità!»

A lei, anche i saluti di Ottavio Scrugli: «Cara Ninetta sei il nostro mondo, fanciullezza, adolescenza, maturità inscindibile con zia Irma. È arrivato il tuo sogno sempre vivo nella tua esistenza. A noi la speranza di rivedervi questa volta con Gesù e Maria». Anche don Pasquale Russo scrive: «Ninetta fu mia compagna nei miei primi anni di apostolato giovanile, e sempre rimase tra noi un legame infrangibile. Ora che naviga tra i cieli di Dio in compagnia di Francesco e Irma sento che la sua presenza è dentro la mia vita dove le lontananze svaniscono». Tanti e tanti altri gli attestati di amore per Ninetta perché lei, di amore ne ha seminato tanto in questa vita terrena. I funerali sono stati celebrati ieri, presso la Concattedrale, ai piedi della Madonna S.S. di Romania che lei ha sempre portato nel cuore.

Vittoria Saccà

In una delle edizioni, premiato il giudice Rosario Livatino

Beato Don Francesco Mottola

Beato Don Francesco Mottola

TROPEA – Nella fondazione Don Mottola, presieduta dal professore Paolo Martino, sono in corso i preparativi per la pubblicazione del bando relativo alla 31esima edizione del premio omonimo. Premio che si sarebbe dovuto tenere già il 29 giugno del 2021, ma la pandemia ha arrestato il passo per cui tutto è rimasto fermo. Ora che lentamente, pare, si stia uscendo fuori del tunnel, la Fondazione ha ripreso in mano uno dei suoi punti cardini, il premio don Mottola, appunto. Come si ricorderà, la Fondazione è nata per iniziativa di un gruppo di laici romani legati al Gruppo Ecclesiale Calabrese (GEC), il 2 dicembre 1988 con il preciso intento di mantenere viva la memoria del sacerdote tropeano e, nella ricorrenza dell’anniversario della sua morte, svolgere ogni anno la cerimonia di premiazione dei vincitori del premio omonimo. Premio conferito a singole persone, enti e associazioni che si siano particolarmente distinti nell’attività di carità, formazione umana, culturale, sociale e civile con spirito di servizio e nell’ottica della promozione dei diritti e della dignità della persona. Ovvero, con attività aderenti agli insegnamenti di don Francesco Mottola.

Del sacerdote tropeano si attende l’ufficialità della dichiarazione di Beato. Evento che avrebbe dovuto avvenire il 31 maggio del 2020, e rimandato al 2021. Come si ricorderà, don Mottola, Servo di Dio, fu sacerdote diocesano e Fondatore dell’Istituto Secolare delle Oblate del Sacro Cuore. Nacque a Tropea il 3 gennaio 1901 dove morì il 29 giugno 1969 dopo una vita trascorsa in odore di santità. Nel mese di dicembre del 2007, l’allora papa Benedetto XVI lo dichiarò Venerabile; il 3 ottobre del 2019, papa Francesco ha firmato il decreto pontificio di Beato.

Quanto prima, quindi, la città di Tropea potrà acclamarlo Beato, non appena sarà possibile organizzare la relativa cerimonia.

Irma Scrugli

Irma Scrugli

La Fondazione, quindi, come su detto, si sta organizzando per portare avanti il Premio che, ad ogni modo, in questo 2021 non si potrà svolgere per la data del prossimo 29 giugno. Slitterà per il mese di settembre, probabilmente in concomitanza con il ricordo di un’altra bella figura tropeana, Irma Scrugli, nata il 4 settembre 1907 da un’aristocratica famiglia e che, ancora giovanissima, scelse di condividere i progetti di vita e di santità del Beato Mottola, fino al 22 settembre del 1994, quando varcò le porte del Cielo per continuare a stargli accanto.

E’ questa l’occasione per riportare alla memoria uno dei momenti belli del premio don Mottola, ovvero quando il nome del Giudice ragazzino, Rosario Livatino, è risuonato nell’aria della città di Tropea.

E’ stato durante la XVIII edizione del 2006, infatti, che Livatino, sostituto procuratore di Agrigento, dove s’impegnò a fondo contro la mafia, cadendo vittima di un attentato, venne insignito alla memoria del premio don Mottola per il suo esempio di vita condotta all’insegna del messaggio cristiano. Durante quella cerimonia che si svolse presso la

Giudice Rosario Livatino

Giudice Rosario Livatino

biblioteca comunale, l’edizione del premio fu condotta dai presidenti di allora, ossia Alfredo De Grazia della Fondazione e Rosaria Chessari del Premio. Furono premiati anche don Saverio Gatti, fondatore dell’associazione Domus Bethania e Giuseppe Lo Cane, Fratello Maggiore degli Oblati del S. Cuore.

E così, la Fondazione don Mottola ha esultato quando il 9 maggio u.s. il giudice Livatino, ad Agrigento, è stato dichiarato Beato, così come il nostro Don Mottola.

Vittoria Saccà

Incontro alle ore 17,00 del 29 febbraio 2020, presso il museo Diocesano di Tropea per la presentazione del volume “Don Francesco Mottola. Un santo del nostro tempo”.
Saranno presenti i relatori Mons. Luigi Renzo e P. Pino Di Luccio, i professori  Rocco Pititto e Paolo Martino,  e don Pasquale Russo.

 

La proclamazione di Beato di don Mottola avverrà il prossimo 30 maggio

 

 

TROPEA – Nella concattedrale è stata celebrata una messa solenne dal vescovo della diocesi di Mileto – Nicotera – Tropea, mons. Luigi Renzo, e da tanti sacerdoti, nel giorno di Capodanno durante la quale si è ufficialmente concluso l’anno mottoliano.  Presenti il sindaco Giovanni Macrì, la famiglia oblata, moltissimi fedeli, nonché il coro polifonico Don Giosuè Macrì, diretto dal maestro Vincenzo Laganà.

E’ stato un anno di grazia per tutta la comunità cristiana, che ha avuto modo di ringraziare il Cielo per averle donato una figura speciale quale fu il sacerdote don Francesco Mottola. Un uomo che dedicò la sua vita al prossimo in tutta la sua totalità, dal più umile al più alto, lasciando ovunque tangibili segni di amore e di umanità. Una figura da imitare nel cammino di ognuno di noi. L’anno giubilare mottoliano è stato indetto e voluto dalla famiglia Oblata e dalla Diocesi per ricordare don Mottola, in occasione del cinquantesimo anniversario della sua salita al cielo, avvenuta il 29 giugno del 1969.  Un anno intenso che si è concluso dopo aver portato sulla via percorsa dal santo sacerdote migliaia di persone e di fedeli provenienti da tutto il territorio diocesano e dalla Calabria intera.

«Con questa celebrazione – ha detto mons. Renzo nella sua omelia – è vero che concludiamo l’anno mottoliano, ma apriamo un nuovo percorso che ci prepariamo a vivere» ovvero la proclamazione di Beato del venerabile don Mottola che avverrà il prossimo 30 maggio. Quindi ha ringraziato il sindaco della città, la famiglia oblata, i volontari, per l’aiuto che stanno offrendo affermando che già ha predisposto una commissione operativa per preparare l’organizzazione. «Siamo alle prese con l’individuazione del luogo dove svolgere la cerimonia, che non è semplice» ha affermato il vescovo. Converranno almeno 10 mila presenze e ci si sta rendendo conto che per quanto sia bella Tropea non vi è un luogo abbastanza ampio per accogliere tanta gente. Ciò sta creando un po’ di disagio ma, ha aggiunto, si riuscirà con la buona volontà di tutti

«Oggi concludiamo l’anno giubilate ma proseguiamo gioiosi il nostro cammino spirituale alla scuola del nostro Beato che tanto ha da insegnare anche alla nostra generazione con la sua testimonianza di amore per Dio e di amore al prossimo povero e bisognoso. Tanto abbiamo riflettuto sulla sua spiritualità, – ha proseguito – ma tanto ci resta ancora da scoprire soprattutto da imitare per assimilarne lo spirito e il coraggio. Quello spirito e quel coraggio che lui ha sempre tenuto vivo dentro di sé e che ha saputo trasmettere alle persone che lo hanno accostato».  Si è poi soffermato su quella “Parva favilla” che oltre ad essere il titolo scelto da don Mottola per la rivista in collegamento con le famiglie oblate, rappresenta la scintilla di fuoco d’amore caratteristica di ogni oblato, in grado di aprire un incendio di amore per riscaldare il cuore di ogni donna e uomo amati da Signore. Un invito all’amore da richiamare nel primo giorno dell’anno guardando alla Madre di Dio, ed anche come giornata mondiale per la pace. Col pensiero rivolto alle violenze di ogni genere che ci sono nel mondo e nel nostro territorio, ossia, le devastazioni del maltempo, la retata contro la ‘ndrangheta nei giorni scorsi, troppo ramificata, ha affermato che c’è bisogno di recuperare la pace. Papa Francesco, ha proseguito mons. Renzo, ci pone la pace come cammino di speranza, cammino di ascolto e di riconciliazione, la pace come cammino di riconversione ecologica per trasformare al meglio le relazioni con i nostri fratelli e con il creato. «La pace – ha aggiunto – si costruisce iniziando cammini diversi». Ha concluso la sua omelia soffermandosi su Maria e sul suo saper trasmettere gioia e pace ai pastori del suo tempo e a tutti quanti noi. A conclusione della solenne celebrazione eucaristica, il vescovo e tutti i sacerdoti hanno sostato davanti alla tomba del Beato don Mottola.

E oggi, 3 gennaio, ricorre la sua nascita avvenuta nel 1901. La famiglia Oblata si riunirà per ricordarlo. Sarà presente il postulatore della Causa di Beatificazione don Enzo Gabrieli che presiederà una solenne celebrazione eucaristica, alle ore 17.30 nella Concattedrale. Tutta la cittadinanza è invitata a partecipare.

Vittoria Saccà

 

TROPEA – Nel prossimo giorno di Capodanno, si chiuderà l’anno mottoliano indetto e voluto dalla famiglia Oblata e dalla Diocesi di Mileto- Nicotera – Tropea per ricordare don Francesco Mottola, in occasione dei 50 anniversario della sua salita al cielo.

L’evento avverrà con una solenne concelebrazione presieduta dal Vescovo Luigi Renzo, presso la concattedrale alle ore 11,00.

«E’ stato un anno intenso e ricco di iniziative, – afferma don Francesco Sicari – che ha visto pellegrini ai luoghi di don Mottola migliaia di persone e di fedeli provenienti da tutto il territorio diocesano e dalla Calabria intera. Bambini, ragazzi, giovani, famiglie, anziani, ammalati, seminaristi, sacerdoti e Vescovi provenienti da tutta la Regione hanno visitato in questo anno la casa natale del prossimo Beato, la prima casa della carità e hanno sostato in preghiera dinanzi alla tomba, nella Concattedrale di Tropea. Molti giubilei di categoria e tanto entusiasmo e gioia che ha contagiato gli stessi tropeani, concittadini di Don Francesco Mottola».

Mons. Renzo, inoltre, in una lettera inviata per la circostanza ai sacerdoti della diocesi, scrive «Con la celebrazione del primo gennaio vorremmo da una parte esprimere la nostra gratitudine al Signore per l’abbondanza di grazia concessaci durante l’anno giubilare trascorso, ma contemporaneamente vorremmo anche dare inizio al nostro cammino di preparazione che ci porterà alla Beatificazione del nostro Venerabile».

Proprio per questa attesa importante nonché gratificante per tutto il popolo della chiesa tropeana, vibonese e calabrese, sono già iniziati i primi incontri di preparazione in vista del grande evento della Beatificazione. In effetti, anche il numero della rivista Parva Favilla che viene distribuito in questi giorni, si presenta, come edizione speciale, con una veste tipografica a colori ed è tutto dedicato all’annuncio della beatificazione.

«Sarà dunque il 2020 un anno intenso da vivere ancora – afferma inoltre don Sicari – guardando all’esempio di questo umile sacerdote di Tropea che la Chiesa eleverà agli onori degli altari, riconoscendo così la santità della sua vita».

Nel frattempo, il prossimo 3 gennaio, la famiglia Oblata si riunirà per ricordare la nascita di don Mottola, avvenuta a Tropea nel 1901 e per l’occasione il postulatore della Causa di Beatificazione don Enzo Gabrieli presiederà una solenne celebrazione eucaristica, alle ore 17.30 nella Concattedrale, alla quale tutti sono invitati a partecipare.

 

Vittoria Saccà

La premiazione è avvenuta il 5 dicembre 2019

 

TROPEA – Più di 300 alunni provenienti dalle scuole della provincia hanno partecipato all’evento conclusivo del concorso “Sui passi di don Mottola”, ideato per rendere omaggio ad un grande tropeano come il beato don Francesco Mottola.

Il concorso ha preso il via già dallo scorso anno scolastico, muovendo i suoi primi “passi”, con l’intento di far conoscere e riscoprire, soprattutto ai più piccoli, la vita e le opere di questo santo sacerdote calabrese. E’ stato un concorso a premi voluto per raccontare una storia a fumetti, un percorso educativo riservato agli alunni di scuola Primaria e di scuola Secondaria di 1° grado degli Istituti Comprensivi della Provincia di Vibo Valentia, ai gruppi parrocchiali e associazioni.

Organizzato dalla Fondazione “Casa della Carità” in collaborazione con l’Istituto Comprensivo Statale “Don Francesco Mottola” e l’Azione Cattolica della Diocesi di Mileto-Nicotera-Tropea, il concorso è stato collegato alle iniziative indette in occasione dell’Anno giubilare Mottoliano.

L’appuntamento è iniziato a palazzo Santa Chiara con l’esposizione di tutti gli elaborati inviati.

A valutarli, è stata una giuria presieduta dalla dirigente scolastica Giuseppina Prostamo, e composta da don Francesco Sicari, in rappresentanza della Fondazione “Casa della Carità”, Paolo Giannini, presidente dell’Azione Cattolica diocesana, la dott.ssa Beatrice Lento presidente dell’associazione S.o.s Korai, dalla professoressa di Storia dell’Arte Annamaria Miceli e dal il fotografo e giornalista Saverio Caracciolo. Essa, quindi, ha deliberato le opere meritevoli di particolare menzione, riconoscendo a tutti gli elaborati pervenuti uguale valore d’impegno, di ricerca, di studio, di approfondimento tematico.

I lavori fumettistici sono stati suddivisi per la valutazione in tre categorie: Young (elaborati di Prime, seconde e terze classi di scuola Superiore di I grado), premio vinto dalla scuola media di Limbadi guidata dalla dirigente Marisa Piro presente alla cerimonia; Children (quarte e quinte  scuole Primarie), riconoscimento ottenuto dalla classe VA della scuola Primaria di Tropea e Kids (prime, seconde e terze classi di scuola primaria) assegnato alla I C sempre della scuola primaria di Tropea.

Un ulteriore riconoscimento è stato assegnato dalla giuria, per l’originalità dei contenuti, all’elaborato inviato dalle classi II della scuola media di Tropea.

La premiazione è avvenuta nella concattedrale di Tropea dopo un breve momento di preghiera presieduto da don Sergio Meligrana e i saluti del vicesindaco Roberto Scalfari che ha rimarcato la vicinanza dell’Amministrazione Comunale agli eventi organizzati in ricordo di don Mottola.

Don Francesco Sicari ha ricordato il legame del Beato Mottola con i bambini che ha sempre avuto a cuore con particolare cura ed attenzione per quelli più bisognosi e malati.

E’ stata pertanto una mattinata di festa gioiosa, sia per gli oblati del sacro Cuore, che per la scuola, per tutta la cittadina di Tropea che molto presto vedrà salire agli onori degli altari uno dei suoi compaesani più amati.

Vittoria Saccà

fonte: Il Quotidiano del sud